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"Provate a chiudere gli occhi ed a lasciarvi guidare dalle sensazioni e dalle emozioni che suscita in voi l'ascolto di una musica apparentemente strana e dalle atmosfere rarefatte, di impatto oserei dire; in cui il suono si trasforma in una voce suadente e potente ad un tempo, un dolce susseguirsi di note che vi guidano attraverso un groviglio di impressioni e di ricordi, di viaggi della memoria che va oltre il tempo, oltre la storia, oltre i confini di un mare perso sulla linea del suo orizzonte…….Agricantus……..È davvero un gran ritorno quello che la band siciliana , dopo qualche anno di silenzio discografico, ci ha voluto regalare con l' ultimo lavoro intitolato "Habibi", un vero condensato di passato presente e futuro: un passato racchiuso in brani come "Ciavula", "Occhi chi nascinu" o "Teleja", pezzi che hanno contrassegnato la storia più o meno recente del gruppo, tutti proposti rigorosamente dal vivo, arrangiati e riletti in una chiave interpretativa più moderna e meditata , ma senza snaturare o abbandonare il filo conduttore del proprio sound che, anzi, continua ad essere assolutamente unico ed inconfondibile; un condensato soprattutto di presente e futuro, vista la presenza , nell'album, di alcuni brani che rappresentano una tappa del percorso musicale dei singoli componenti: eccellente Mario Crispi con "Mari niuru", il cui suono, davvero coinvolgente, è il frutto della sperimentazione portata avanti su strumenti antichi e poco conosciuti, come il duduk, il didjeridu, il ney persiano o il flauto del Rajastan; straordinario il grande "Mario Rivera, che nella sua "Su dilluru" insieme ai Tenores di Orosei, ci propone una elaborazione "drum&bass" di canti tradizionali della Sardegna; incredibili Tonj Acquaviva & Rosie Wiederkehr che in duo e con il nome di Welt Labirinth ci propongono un dolcissimo brano intitolato "Dawa", un ricamo della voce di Rosie (come non essere innamorati della dolcezza e della potenza del suo canto!!!)su un tessuto di note che lascia incantati e senza fiato.
Infine i due nuovi brani del gruppo: la title track "Habibi", e "Anima", le vere perle dell'album, una conferma del ritrovato affiatamento, e di una rinnovata vena creativa che nel lungo itinerario della loro carriera, partita con l'esaltante "Tuareg" del 1996 e giunta al culmine con il magnifico doppio "Etnosphere" del 2000, sembrava davvero smarrita.
Un album ,dunque, per palati fine, un giusto punto di partenza per chi voglia addentrarsi nei labirinti sonori della musica del gruppo siciliano, un punto fermo per chi già li conosce e li apprezza: bentornati."

Emilio Sacco - Cupa Cupa

"Quando una formazione sviluppa il rodaggio giusto, allinterno del giusto progetto, creativo ed interpretativo, è gioco-forza che le singole vivacità scelgano a un certo punto di percorrere strade differenti ed autonome. salvo poi rigenerare la vitalità scelgano a un certo punto di percorrere strade differenti ed autonome. Salvo poi rigenerare la vitalità del nucleo riportando a casa i frutti coltivati e maturati in autonomia. E' il caso di mario Crispi con Mari Niuru e di Mario Rivera con Su Dilluru, due delle novità di questo nuovo paragrafo nella discografia Agricantus, in cui rispettivamente si trovano impiegati i sapienti  percorsi etnici a fiato attraverso i litorali mediterranei e le cerebrali amalgamazioni elettroniche frutto di tecnica sapiente e sapiente ispirazione. Un discorso a parte per il progetto Welt Labyrinth che Tonj Acquaviva e Rosie Wiederkehr coniugano in duo attraverso territori vocal-ambient di rilievo. A completamento, 5 tracce live dal più recente tour europeo e due inediti: l'omonimo Habibi e Anima. Indubbiamente l'interesse cade su ciò che non abbiamo mai sentito: ennesima conferma di una formula ormai compiutamente riuscita, tra suggestioni folk-acustiche e sogni elettronici (più che non bussola per territori ancora inesplorati). Il resto sa un po' di celebrazione (con la discografia del gruppo graficamente squadernata al completo sulle 3 ante del digipak). In verità, basta che parta il disco col brano d'apertura Ciavula (proprio Agricantus live) per rendersi conto che tutto funziona. Non c'è che dire."

Giovanni Pietro Scazzola - "L'Isola che non c'era"

"Due nuove canzoni e diversi ottimi pretesti per tornare sui loro trascorsi. In gruppo e separatamente. Perchè gli Agricantus sono come i mattoncini del lego: si scompongono e ricompongono in nuove forme senza che i colori della loro musica dagli echi antichi e dalle sonorità contemporanee perdano la loro peculiare brillantezza cromatica. Qui si possono ascoltare alcune delle estemporanee affiliazioni del gruppo madre - le sortite individuali di Mario Crispi e Mario Rivera così come i Welt Labyrinth di Toni Acquaviva e Rosie Wiederkher - sfilare subito dopo tre cavalli di battaglia - "Ciavula", "Teleja" e "Occhi chi nascinu" - dei loro concerti e anticipare i due inediti della raccolta: "Habibi" e "Anima".
Raramente folk ed elettronica hanno saputo armonizzaarsi a livelli così alti".

Elio Bussolino - "Rockerilla"

"Band siciliana considerata una delle più interessanti realtà della world music addirittura dalla bibbia Billboard, gli Agricantus tornano a tre anni da Calura con un nuovo progetto discografico che è, in realtà un condensato delle esperienze e dei progetti paralleli del gruppo sviluppati nel corso delle ultime stagioni. Due sono i pezzi inediti usciti sotto la sigla Agricantus, Habibi e Anima mentre Ciavula, Teleja e Occhi chi nascinu sono presenti in tre inedite versioni live. Peccato che dell'interessante progetto Welt Labyrinth - che coinvolge Toni Acquaviva e la cantante Rosie Wiederkehr - appaia la sola Dawa, suggestiva infine la delicata Su dilluru del solo Mario Rivera".

Stefano Crippa - "Alias" de "Il Manifesto"

"Habibi in arabo vuol dire amore mio, e nel pop mediorientale ricorre praticamente come l'anglosassone baby (notare l'assonanza): i siciliani più arabeggianti d'Italia ne hanno fatto uno slogan etnopop, tra il deserto di Ciavula e l'India funk di Azalai"

Angelo Acquaro - "Il Venerdi" di Repubblica

"Il viaggio continua. Dalla Trinacria al Tibet, dal deserto del Mali alla Città Eterna, dal Mediterraneo alle capitali internazionali del dancefloor. Gli Agricantus cambiano pelle, ma non cambia la loro attitudine a esplorare la musica con l'occhio attento ai movimenti e le orecchie tese a percepire il rumore di fondo delle trasformazioni. La calura del titolo predispone a temperature del corpo (e dello spirito) elevate, e non è un caso che l'antologia si apra con Jamila, la magnifica ballata acustica scritta da Tonj Acquaviva e Rosie Wiederkehr con Francesco Bruno i cui proventi sono destinati a Emergency.[...]
Calura, il primo disco degli Agricantus pubblicato dopo l'uscita di Giuseppe Panzeca e l'ingresso in organico di Lutte Berg, inaugura la collana Sconfini"

Flavio Brighenti - "Musica" di Repubblica

"Il lungo viaggio dei siciliani Agricantus continua con la riesplorazione di territori già visitati, oltre che che di terre emerse dal suono ancora da colonizzare. Calura, il nuovo lavoro di Tonj Acquaviva e compagni, è una nave che approda nei porti del chill out, dell'elettronica, della dance, del drum'n'bass, addirittura del Buddha Bar ("Amatevi" è il primo brano italiano finito nela collezione). Fra autoriletture e brani inseriti in qualche colonna sonora, spunta anche "Jamila", i cui proventi sono dedicati ad Emergency, e si fanno notare incontri come quello con il chitarrista Lutte Berg e il DJ Rocca. Incollare la tradizione etnica con i nuovi suoni è difficile quanto mettere insieme i fratelli Lumière e Spielberg. Gli Agricantus, come al solito, ci riescono benissimo.

Maurizio Iorio - "Rockstar"

"Questo cd è il primo della coppia (l'altro è Coexist di Nour Eddine) che inaugura la nuova serie discografica "Sconfini", distribuita anche nelle edicole.
Calura di nome e di fatto: un lavoro che privilegia il versante trance aperto ad ogni logica di remix, fra battute elettroniche distribuite con gusto, le consuete tessiture vocali sognanti di Rosie Wiederkher, arrangiamenti efficaci. Calura è un bel momento di riepilogo per Agricantus[...]. All'opera i remixer Keir e Matthew di Bluecheese e Dj Rocca di Maffia Sound, e gli stessi Agricantus. Ottimo viatico per chi solo ora si accosta alla band di Ethnosphere".

Guido Festinese - "Alias" de "Il Manifesto"

"Gli Agricantus firmano Calura, una delle migliori uscite discografiche dell'anno. Un importante momento di riflessione, nel quale la band siciliana cerca e trova nuove sonorità che fluttuano tra rock e jazz etnico e drum'n'bass. Tra le armi vincenti ha un enorme rilievo la collaborazione di Lutte Berg, chitarrista in grado di creare atmosfere sonore e calde e, allo stesso tempo, cariche d'energia. E ancora, la presenza di remixer del calibro di Mario Rivera in Jusu e Susu e del Dj Rocca del Maffia Sound System in Orbi Terrarum."

Ivano Zeno - "All Music"

"[...] Il lavoro tende a rimarcare l'attuale tendenza del gruppo siciliano che si sposta decisamente verso sonorità elettroniche e un drum'n'bass di maniera, già resi espliciti dall'ultimo disco personale di Mario Rivera.[...]

Roberto Caselli - "Jam"

"Tornano sulla scena italiana e su quella internazionale gli Agricantus. Con Calura, il nuovo cd, e con le vecchie buone abitudini che ce li avevano fatti apprezzare. Innanzitutto quella di impegnarsi in progetti concreti, in questo caso sostenendo Emergency in Sierra Leone con il brano "Jamila". Poi con la consueta atmosfera rarefatta e intelligente dei dischi migliori, a cavallo tra etnica, rock e musica elettronica[...]

"Il Salvagente"

"Un doppio disco per narrare sia della parte più eterea, legata all'anima, incentrata su tematiche meditative e trance di cui gli Agricantus avevano già fatto cenno in qualche lavoro precedente e un altro per la consapevolezza che comunque anche la spiritualità deve fare i conti con il corpo materiale, con le esperienze della quotidianità. Le due componenti naturalmente si legano per la ricerca dell'uno, la sintesi suprema che secondo il modo di pensare orientale dovrebbe portare alla perfezione. Gli Agricantus approcciano con umiltà questo mondo così profondo, fatto di saggezza antica e distacco dalla materialità che il mondo occidentale fatica a concepire, lo fanno adattando le liriche alla lingua madre tibetana e usando strumenti della tradizione, coadiuvati da altri classici e soprattutto da un uso delicato della tecnologia. La voce di Rosie si staglia preziosa dal sottofondo ritmico e raggiunge livelli di coinvolgimento molto alti  [... ]  Più spensierati e ritmici i pezzi legati alla corporalità, addirittura più condivisibili dopo l'impegnativo bagno di spiritualità e certamente più alla portata come Mellit Mellit cantato in arabo e centrato su una fuga dalle pene d'amore o Kanassila, solare e rassicurante su una futura comprensione dei misteri della vita.
Molto bello.

Roberto Caselli - "Jam"

 

"Sempre in viaggio, la carovana degli Agricantus abbandona la sabbia del deserto e volge la clessidra a Est, verso le montagne del Tibet. Due cd, più trance e spirituale il primo, più fisico il secondo, 2 facce di un diario dell'anima che nutre fino all'ultima pagina. Mai così intensi.
Capolavoro.

Massimo Cotto - "Max"

 

"Non so se è vera trance spirituale o semplicemente emotiva, ma Ethnosphere si attacca alla pelle come una sanguisuga e ti asciuga piano piano, depurandoti di tutte le tossine. Tonj Acquaviva, Rosie Wiederkher e compagni sono l'essenza della contaminazione, il distillato del crossover, il catechismo di tutti i dogmi  musicali di fine-inizio secolo. Se Tuareg era lo sguardo degli uomini blu verso le lunghe carovane di sale, Ethnosphere è la visione di un monaco tibetano che osserva le sue vette coperte di neve[...] La perfezione formale di una scrittura musicale meditativa si amalgama alla perfezione con la ritmica sincopata e sperimentale e con le arie vocali della vocalist svizzera. Assolutamente estatico.
DISCO DEL MESE."

Maurizio Iorio - "RockStar"

"Gli Agricantus, ormai da diversi anni maestri della contaminazione tra generi e linguaggi artistici, confermano ed ampliano il loro modo di concepire la musica come strumento per capire il mondo (perchè cambiarlo è troppo al giorno d'oggi), conoscere le sue zone discriminate (in questo caso il Tibet) e i suoi popoli ricchi di storie da raccontare.
Il primo volume di "Etnosphere" è incentrato su sonorità più spirituali, eteree come solo gli Agricantus riescono a fare. Alcuni tappeti sonori sembrano immergersi nell'acqua, riempiono in un colpo la stanza in cui li state ascoltando, come un moderno trip psichedelico.
[…] quando si parla degli Agricantus non si possono separare musica e parole, forma sonora e sentimento sottostante, in pratica nel loro caso l'arte è il prolungamento dell'uomo. Se questo primo cd è godibile ed eterogeneo, il secondo è un po' più "statico", fermo su stesso nonostante i mille spunti positivi. Vuole essere il contraltare del primo volume e quindi terreno, fisico, "di questo mondo". Difficile poi dare una definizione che renda merito alla multiforme musica dei nostri: si può solo dire che dentro i 15 brani ci sono le tracce dei tanti popoli conosciuti, delle strade affollate, della vita vissuta.
Il modo d'essere e di sentire degli Agricantus, prima che meritevole di lodi sotto il profilo strettamente musicale, è un esempio da seguire, un "insegnamento" impartito agli altri con leggerezza e profondità allo stesso tempo. C'è ancora spazio per questo tipo di insegnamento?"

Carlo Porcaro – "Rockit"

"Un lavoro ispirato dalla spiritualità e dal linguaggio della terra tibetana. Un'influenza molto importante fatta di contatti, letture, insegnamenti e che si concretizza nel primo dei due cd composto da una serie di brani cantati in siciliano, tedesco, inglese, latino oltre a mantra tibetani imperniati in modo particolare sulla mistica e su temi spirituali, ma anche un grido di dolore per lo stato di oppressione del Tibet da parte delle autorità della Cina popolare.
Più vicino alla consuete sonorità Agricantus il secondo cd dove compaiono anche testi in spagnolo, francese, e il magrebino di 'Mellit Mellit' dove l'ospite di turno è il cantante Nour Eddine. Il ritmo è generalmente standardizzato per evidenziare ora la voce della Wiederkehr, ora i particolarissimi strumenti a fiato di Mario Crispi in disegni che si ispirano a canti ancestrali e che invece sono a pieno titolo nel secolo attuale.Se chiediamo a 'Etnosphere' di portarci in atmosfere rarefatte lasciandoci un po' stordire da sonorità particolari, questo è indubbiamente un compito che il doppio cd degli Agricantus svolge appieno.

Michele Manzotti - "La Nazione" - "Il Resto del Carlino" - "Il Giorno"

" Lungi da qualsiasi sospetto di campanilismo, non possiamo fare a meno di riconoscere come la ricerca continua di sonorità legate al meltin pot di popoli e tradizioni, riesca a portare la band siciliana ogni volta su un gradino sempre più alto sulla scala dei valori cultural-sonori. Nel caso di Ethnosphere ci spostiamo sul versante orientale, spirituale, mentre il secondo cd riporta la band ad una dimensione più terrena ma non per questo meno affascinante."

L.L. - "Il Giornale di Sicilia"

"Colonna sonora per l'omonimo e bel film di Pasquale scimeca, Placido Rizzotto segna un altro punto fermo nella discografia dei siciliani Agricantus. E' una musica emotiva, assemblata mettendo insieme piccoli componenti, e che per questo tende a configurarsi come elementare e quasi lineare nel suo svolgersi. Ma la tempo stesso transitano di quando in quando all'orecchio blocchi magmatici, pezzi di meteoriti perduti nello spazio. Elettronica ed acustica si cercano e si trovano senza sforzo, operando una rimarchevole sintesi tra il futuribile e l'arcaico..."

"Blow Up"

"La colonna sonora del nuovo film di Pasquale Scimeca, “Placido Rizzotto” – dal nome del sindacalista di Corleone ammazzato dalla mafia -, uno dei due film di argomento ‘mafioso’ presentati quest’anno a Venezia, porta la firma degli Agricantus, gruppo siciliano fortemente radicato, nella sua vicenda artistica, alla musica e alla cultura - anche politica - della propria terra. Dopo le partecipazioni con singoli brani a diverse colonne sonore e il guest di Rosie Wiederkehr, la vocalist del gruppo, nella colonna sonora de “Il bagno turco”, gli Agricantus per “Placido Rizzotto” fanno tutto da soli, e costruiscono una colonna sonora decisamente appropriata alle atmosfere e ai toni del film, che mescola protesta civile e un’accorata supplica al cuore degli uomini. Non a caso le atmosfere soffuse e dolenti di molti momenti della colonna sonora fanno pensare ad un illustre predecessore, il lavoro fatto da Peter Gabriel per “Passion”, soundtrack del film di Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”. Gli Agricantus lavorano tanto con sonorità tradizionali che con campionamenti e tecnologia, e vestono il film di una musica profondamente evocativa per atmosfere prima ancora che per melodie e composizioni. Ciò detto, non si può non rilevare la caratura artistica di alcuni brani, a partire da “Spiranza” – proposta in due versioni, la prima appena accennata e la seconda in cui il tema viene svolto fino alla fine – o “Ritornu”, il cui testo è tratto da “Ritornu di notti” del ‘poeta anarco-sindacalista Vito Mercadante’ (come viene presentato in calce all’album), e ancora “Loosin”, a parere di chi scrive uno dei momenti migliori dell’intera carriera degli Agricantus (il brano era già uscito sull’ultimo album di studio del gruppo, “Kaleidos”). Ancora una citazione merita “Ciatu meu”, un altro dei brani portanti di questa colonna sonora, che per il resto offre colore e spessore ad una vicenda tragica narrata con rigore esemplare. La scelta di fare un film ispirato dal “senso poetico che emana ogni manifestazione di coraggio, ogni puro sentimento di dignità umana, ogni difesa dei deboli, ogni fatto autenticamente popolare”, di svincolare cioè la realizzazione e la riuscita del film dal fatto propriamente ‘mafioso’ per attribuirgli un significato più ampio e quindi più universale, si specchia bene nella scelta degli Agricantus e della loro musica “siciliana non siciliana” come compagna di viaggio nella realizzazione di questo lavoro, che mette in primo piano problematiche fondamentali. Ora come allora.

Luca Bernini - "RockOnLine"

E' immaginifica la musica degli Agricantus. Disegna scenari, paesaggi. Evoca stati d'animo. Proietta visioni. [...] Uno scacciapensieri che ha il suono imprevedibile di un didgeridoo aborigeno, flauti di legno mescolati alle ritmiche digitali dei computer, armonie dagli accenti orientali, speziati.
Rosie Wiederkehr, la cantante svizzera che si esprime in tutte le lingue del mondo, usa i vocalizzi laceranti delle donne Tuareg per celebrare la memoria di Placido. Poi, in siciliano - col supporto di Toni Acquaviva - interpreta Ritornu, un testo del poeta anarchico Vito Mercadante. Un'unica canzone, struggente e malinconica quanto un'Isola non trovata, quanto può essere il rimpianto, quanto sa essere un nodo di lacrime che non si scioglie. Disco forte che alterna ombre a sprazzi di luce, toni assolatissimi a echi bui, intimi, profondi. Un affresco siciliano che odora di polvere e di Mediterraneo. Per ricordare un uomo massacrato in una sera di Primavera e disonorato dall'oblio, emblema di una terra segnata da troppi lutti. Per ricordare e non smarrire mai più i sogni.

Daniela Amenta - "CinemaZip"

"Non è persa ogni speranza che la buona musica abbia finalmente udienza, nonostante l'onda montante delle boy-band. Gli Agricantus, formazione radicalmente legata alla cultura del profondo Sud, si affacciano con autorevolezza proprio nel mercato più impenetrabile, gli Stati Uniti. Il loro recente Best of, cd curato e selezionato dall'etichetta statunitense World Class, è arrivato al vertice delle classifiche specializzate di musica folk. E, soprattutto nelle play-list selezionate dalle Università americane, un tramite decisivo per sfondare tra il pubblico americano: basta l'esempio dei R.E.M., prima idoli nei campus poi dominatori delle classifiche mondiali....Proprio una colonna sonora, quella per "Il Bagno Turco" di F.Ozpetek, li ha fatti conoscere in America e al titolare della etichetta World Class che poi gli ha proposto la registrazione del Best. Così sono arrivati i buoni piazzamenti nelle classifiche di musica folk e new age (New Age World, New World), e le recensioni di Billboard e Rolling Stone Australia...."

Felice Liperi - "Musica" di Repubblica

"Dopo una carriera che dura ormai da dieci anni, un lavoro dal vivo era quasi obbligatorio e così, proprio mentre il loro Best uscito nel giugno scorso in America sta ottenendo buoni consensi di pubblico, anche qui da noi ci sarà la possibilità di riascoltare in un solo disco le loro cose migliori, pescate qua e là dai dischi precedenti. La cosa interessante di Faiddi è la riproposizione creativa dei vari pezzi, che vengono infatti rivisitati ed eseguiti in modo differente da quanto appaiono invece su disco."

Roberto Caselli - "Jam"

"Per gli Agricantus il momento di fare il punto sulla loro carriera è certamente atrrivato pochi mesi fa insieme all'uscita e ai lusinghieri riscontri critici e di pubblico ottenuti negli Stati Uniti dalla loro prima antologia personale. Giudizi strameritati, vogliamo aggiungere subito, visto che lavori come "Tuareg, Hale--Bopp Souvenir" e "Kaleidos" rappresentano forse i più significativi contributi nazionali di sempre allo sconfinato e oltremodo variegato catalogo di quelle "musiche del mondo" più permeabili alle sonorità elettroniche contemporanee. Faiddi aggiunge a quella felice compilazione americana anche la dimensione live del meglio di un repertorio che il gruppo ha selezionato con l'inclusione di un paio di stralci dalle colonne sonore de "Il Bagno Turco" e   "I Giardini dell'Eden"......

Elio Bussolino - "Rockerilla"

"Gli Agricantus si sono rivelati indubbiamente come una delle più splendide realtà della nuova musica italiana (anche se la collocazione geografica ci sembra molto limitativa, visto che ormai il gruppo è riuscito ad aprire una breccia anche negli States). Faiddi arriva a coronamento di un percorso rigoroso e non poteva essere che un live....gli Agricantus continuano a scintillare-nel loro percorso attraverso tutte le culture del mondo - e mai come questa volta consigliamo questo disco soprattutto a quelli che del gruppo non possiedono nulla, con lo spassionato invito di andarsi a recuperare il resto."

"Ciao 2001"

"E' il progetto di una band originale e sofisticata, sempre intenta a coniugare le radici culturali palermitane con i più svariati influssi della musica etnica. I riti, i sapori semplici e intensi della tradizione rurale mediterranea incontrano il linguaggio esotico della musica indiana e dell'ìafro, ma si confrontano anche con gli schemi del rock, fino ai profumi e ai misteri di Istanbul, quelli che avevamo potuto apprezzare nella colonna sonorra de "Il Bagno Turco".  Il loro "canto dal campo di grano" conquista e seduce in pochi minuti chi si dispone ad ascoltarli."

Massimo Mapelli - "Rockstar"

"Lasciatisi alle spalle i felici azzardi di Kaleidos, lavoro in cui si erano misurati in ottica folk con grandi compositori classici (da Grieg a Mussorgsky, da Prokofiev a Bartòk, a Paganini, a Brahms) e un decennale celebrato nel migliore dei modi con un Best of americano, i siciliani Agricantus affrontano la più classica delle tappe per un gruppo ormai al settimo album: un live. Ma poichè la banalità non fa per loro Faiddi come disco dal vivo è decisamente inusuale....Per chi non abbia nulla di questa estrosa compagine, funge adeguatamente da biglietto da visita e raccolta quantomai rappresentativa..."

Eddy Cilia - "Blow Up"

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Placido Rizzotto
O.s.t.

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Faiddi

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Best of Agricantus

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Amatevi

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Gnanzù