Un
nuovo live di
Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio ed è di
nuovo tutto un mondo di ritmi, suoni, voci, visioni, che si rimette in
movimento. Quasi a riprendere un viaggio mai interrotto, che va a
trovare (più spesso a ritrovare) tutta una serie di personaggi che da
anni continuano a incrociare la sua persona, la sua musica, i suoi
Tamburi: vesuviani, tammorrari, nocerini-sarnesi, nomadi, musicanti,
sonatori e ballatori di ogni razza e provenienza, maghrebini, cubani,
spagnoli andalusi, cantanti di malouf e cantori di Carpino, suonatori di
nubat e orchestrali egiziani di takht, maestri di tarantelle e pizziche,
raccontatori di storie improbabili...
Un viaggio che mette insieme le situazioni più diverse, a cominciare dal
titolo (San Francesco e San Francisco, già sovrapposti a suo tempo in
una canzone di Rita Pavone), e poi De André a sorpresa (Disamistade),
Nino Taranto e la sua mitica Juana, la Calabria di Yerax. Ma sono, come
sempre, le contaminazioni che contano, gli accostamenti forti che si
esaltano a vicenda: la Carpinese con una guajira jonica, Toritoc con il
Trallallero genovese, e via elencando.
La musica di Nando e dei suoi Tamburi è questa. Questa volontà e
capacità e di tenere tutto insieme, di non perdere niente per strada.
Perchè una e unica è la tradizione. Almeno la tradizione dei Tamburi del
Vesuvio, la tradizione che da sempre ha scelto il Sud, dell'Italia e del
mondo. Un percorso e un processo di crescita ancora vivo e operativo,
fatto di fatica e ricerca, incontri, scuole popolari, feste, tradizione
e devozione, processioni e riti, grande amore e rispetto per la musica.
E sopratutto di concerti dal vivo. Che alla fine sono la verifica più
forte e importante di una musica che funziona, che comunica, che tiene
insieme la gente, che si fa amare, cantare, ballare.
Concerti che Nando ha portato in giro, nelle situazioni più
incredibili, con la gente di ogni razza e colore, ma puntualmente
affascinata e presa. A Roma come a Napoli, a Nocera, a Torino, a Vienna,
in Francia, in Belgio, in Spagna, a Gerusalemme, piazze, chiese,
teatrini felliniani e grandi teatri come il San Carlo di Napoli. E ogni
volta funziona perchè l'anima è la stessa, il respiro, il ritmo è lo
stesso: come una grande anima sonora, allargata a tutto il Mediterraneo,
che ha il suono della tradizione, il ritmo della resistenza, la voce e
la speranza del cambiamento. Un corpus di materiali che man mano è
cresciuto, con gli anni, che è partito con molta passione e confusione,
mettendo insieme oralità e radio locali, De Simone e Gianni Bosio,
scrittura e dischi, militanza politica e musica popolare, concerti e
spettacoli...Ma che poi col tempo ha acquistato sempre più consistenza e
coscienza, è diventato scelta di vita e di professione. Cioè da una
parte la straordinaria capacità di vivere e "interpretare" la tradizione
da cui viene Nando Citarella; e nello stesso tempo, da professionista
vero della musica quale Nando è, la possibilità concreta di mettere a
confronto questa tradizione con altri musicisti e operatori culturali
che ha incontrato sulla sua strada, siano essi italiani o
internazionali, legati alla musica etnica come a quella classica,
religiosa, strumentale. Tanti generi ma anche tante provenienze diverse,
come diverse sono le storie da raccontare. Una zigzagare continuo nel
tempo e nello spazio, ma che alla fine si ritrova puntualmente a fare i
conti con il "motore" e la ritmica del Vesuvio. Perchè è da lì che tutto
è cominciato, ed è lì che ritornano puntualmente suoni e ritmi che
arrivano da terra e da mare. E così il Vesuvio diventa il grande tamburo
che batte il tempo: per la tradizione come per nuove contaminazioni.
Riportare tutto a casa vuol dire allora anche riportare ogni esperienza
dentro il ventre vesuviano, dentro il grande cerchio di paesi, strade,
storie e persone che circonda il Vesuvio e protegge l'intera provincia
di Napoli con le sue tradizioni. Ed è su quel ritmo e su quel respiro
che bisogna ogni volta sintonizzarsi per entrare dentro la musica,
dentro i concerti dei Tamburi. Fino quasi a perdersi dentro al ventre
antico, generoso, contraddittorio e pericoloso del vecchio vulcano.
Giandomenico Curi
1)
Disamistade "Stabat
per Faber" (Assisi 2008)
2)
Manipuja & Gnawantella (Klinkers Bruges 2006)
3) Tiritoc
& Trallalero (Genova 2005)
4)
Juana
(Roma 2005)

5)
Guajra Jonica
(Assisi
2008)
6)
Jerax
(Assisi 2008)
7)
Afro-Tam-Taiko "Ncopp'o Tammurro" (Frascati 2007)
8)
Canto a Stesa & Tofa
(Frascati
2007)
9)
Naninellananinà
(Live in
PianoB Roma) 
Bonus
Track:
10)
Ho perso il Trend
11)
E Bibbì e Babbà
Traccia
Video